ANESTESIA EMOTIVA E INTELLETTUALE

 

 

 

Definire “malattia” la tendenza delle persone a smettere di pensare, di provare reali emozioni e di interessarsi autenticamente a ciò che accade fuori dal proprio giardino non è una semplice provocazione cinica, ma una diagnosi lucidissima del nostro tempo. Ci siamo progressivamente rifugiati in una comfort zone dorata, una “piccola, dannata, comoda mediocrità” dove ogni sussulto dell’anima, ogni slancio ideale o passione travolgente viene sacrificato sull’altare della sicurezza e del minor sforzo possibile. Condividere questo pensiero oggi significa lanciare un grido d’allarme contro il conformismo imperante e l’indifferenza che ci anestetizzano, esortando chi legge a scuotere la mente e il cuore per riscoprire il coraggio di credere in qualcosa di grande, di appassionarsi senza riserve e di rifiutare una sopravvivenza tiepida, perché solo recuperando la capacità di sentire e di pensare profondamente possiamo sperare di rimanere autenticamente umani.

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