ANESTESIA EMOTIVA E INTELLETTUALE

 

 

 

Definire “malattia” la tendenza delle persone a smettere di pensare, di provare reali emozioni e di interessarsi autenticamente a ciò che accade fuori dal proprio giardino non è una semplice provocazione cinica, ma una diagnosi lucidissima del nostro tempo. Ci siamo progressivamente rifugiati in una comfort zone dorata, una “piccola, dannata, comoda mediocrità” dove ogni sussulto dell’anima, ogni slancio ideale o passione travolgente viene sacrificato sull’altare della sicurezza e del minor sforzo possibile. Condividere questo pensiero oggi significa lanciare un grido d’allarme contro il conformismo imperante e l’indifferenza che ci anestetizzano, esortando chi legge a scuotere la mente e il cuore per riscoprire il coraggio di credere in qualcosa di grande, di appassionarsi senza riserve e di rifiutare una sopravvivenza tiepida, perché solo recuperando la capacità di sentire e di pensare profondamente possiamo sperare di rimanere autenticamente umani.

PURA ONESTA’ INTELLETTUALE

 

 

Siamo creature straordinariamente complesse, capaci di slanci di pura logica e razionalità cristallina, eppure non smette mai di affascinarmi il modo in cui la nostra mente riesca a ingannare se stessa, perché la verità è che non siamo freddi calcolatori ma un groviglio pulsante di desideri, paure e speranze che, quasi senza accorgercene, alterano profondamente il peso dei fatti sulla bilancia della nostra realtà. C’è qualcosa di incredibilmente intimo e al tempo stesso spaventoso nel riconoscere che la nostra mente non cerca quasi mai la verità assoluta, ma una comfort zone emotiva, spingendoci ad abbracciare con assoluta certezza tutto ciò che accarezza le nostre convinzioni preesistenti e a respingere il resto; per questo ho capito che la forma più pura di onestà intellettuale non sta nel vincere un dibattito con gli altri, ma nel saper dubitare di se stessi, avendo il coraggio di guardare oltre quel riflesso rassicurante e chiedersi se ciò in cui crediamo sia reale o se sia solo lo specchio magico di ciò che desideriamo disperatamente sia vero.

 

NOTTI…MAGICHE

 

Ogni sera mi siedo sul divano e fisso nel vuoto come un filosofo esistenzialista che ha appena visto il saldo del conto corrente, mi rendo conto di avere sempre qualcosa da imparare, tipo che se compri l’avocado lunedì, martedì è già diventato un reperto archeologico senziente. C’è sempre qualcosa da dimenticare, come quella figura di fango fatta in terza media o il fatto che ho risposto “anche a te” al cameriere che mi augurava buon appetito. E soprattutto, ci sono molte cose per cui ringraziare. Davvero. Ringrazio profondamente il correttore automatico che trasforma i miei insulti in florilegi botanici, ringrazio il metabolismo che a trent’anni ha deciso di andare in pensione anticipata lasciandomi a gestire i carboidrati da solo, e ringrazio quel briciolo di forza di volontà che mi impedisce di mandare tutto all’aria e andare a vivere in una comune agricola in Islanda a tosare pecore. Alla fine della giornata siamo tutti un po’ così: sospesi tra la crescita personale e il desiderio ancestrale di addormentarci vestiti sul divano con la TV accesa su un documentario sui serial killer. Ed è bellissimo, o forse è solo la stanchezza.

UN UOMO E UNA DONNA

 

UN UOMO E UNA DONNA

C’è una verità profonda, quasi viscerale, che si nasconde dietro il modo in cui una donna decide di restare o di andare via. Una donna non si innamora semplicemente di un volto, di uno status o di parole ben confezionate; si innamora di come viene fatta sentire, della cura che si riflette nei piccoli gesti, del rispetto che diventa l’aria stessa che respira all’interno di una relazione. Ma quella stessa attenzione, se lasciata sbiadire nel silenzio e nell’indifferenza, può trasformarsi nell’esatto motivo per cui quel sentimento si spegne. È un’architettura emotiva delicatissima: lo stesso modo di trattarla che l’ha fatta fiorire può, se mutato in noncuranza, farla appassire. Ecco perché l’amore non è mai una competizione con il mondo esterno, e nessun uomo perde mai davvero contro un rivale. Quando una storia finisce, la vera sconfitta avviene allo specchio. Si perde contro la propria pigrizia, contro la presunzione di aver già conquistato ciò che invece andava custodito ogni giorno. Un uomo perde solo contro se stesso, contro quell’ombra che ha smesso di guardare la propria donna negli occhi e ha dimenticato che l’amore non è un traguardo da raggiungere, ma un fuoco che ha costantemente bisogno di essere alimentato. Custodire il cuore di chi si ama significa, prima di tutto, vincere ogni giorno contro la propria distrazione.

SCEGLIETE IL TRENO SUL QUALE VIAGGIARE

 

 

Viene subito da chiedersi su quale convoglio siamo saliti oggi? Che l’ignoranza e la presunzione viaggino sempre nello stesso scompartimento spiega brillantemente gran parte delle discussioni a cui assistiamo ogni giorno, ma la vera domanda è: il treno della saggezza e dell’umiltà ha i posti prenotati o è il solito regionale che viaggia con un ritardo imprecisato? Nel dubbio, prima di iniziare a parlare, conviene sempre controllare bene il biglietto e la carrozza, sperando che il controllore del buon senso passi a fare un controllo prima della prossima fermata!

 

PORRE ATTENZIONE SULLA VITA

 

Ci culliamo nell’illusione che ciò che abbiamo oggi, la salute, l’affetto delle persone care, la sicurezza economica, il tempo stesso, sia un diritto acquisito per sempre, una certezza immutabile. Ma la vita, con la sua imprevedibile e a volte spietata intensità, sa essere un soffio capace di ribaltare ogni cosa in un solo battito di ciglia. Basta un attimo, una singola chiamata o una notizia inaspettata per tracciare una linea netta tra un “prima” e un “dopo”, trasformando la nostra normalità in un lusso perduto, in quel desiderio struggente che avremmo voluto stringere più forte quando ancora ne avevamo la possibilità. Questo pensiero non deve spaventarci, ma deve agire come una scossa profonda per l’anima, un invito urgente a svegliarci dal torpore dell’abitudine. Apprezzare non significa semplicemente dire grazie, ma vivere con gli occhi spalancati e il cuore aperto, assaporando la bellezza di un abbraccio, la gratuità di un sorriso o la semplice pace di un tramonto silenzioso che si riflette sull’acqua. Ogni istante che ci è concesso è un dono immenso e irripetibile; non rimandiamo la gentilezza, non soffochiamo le parole d’affetto e non sprechiamo il presente a rincorrere il superfluo, perché l’unica vera ricchezza che possediamo è il qui e ora, l’unico spazio in cui possiamo davvero amare, stringere e ringraziare per tutto ciò che, oggi, rende straordinaria la nostra normalità.

BELLEZZA AUTENTICA: OLTRE L’APPARENZA

 

 

 

C’è un’eleganza silenziosa che non passa dagli occhi, ma sfiora l’anima come una scia invisibile e persistente. Proprio come un profumo prezioso vaporizzato sulla pelle nuda davanti allo specchio, quello che siamo davvero non ha bisogno di gridare per farsi notare: si diffonde nell’aria attraverso l’energia che emaniamo, la gentilezza che regaliamo e l’autenticità dei nostri gesti. Non sono i fronzoli o le apparenze a definirci, perché la vera bellezza risiede in ciò che riusciamo a trasmettere agli altri senza dire una parola. È quell’impronta unica e impalpabile che lasciamo dietro di noi a dare un valore immenso e autentico a chi siamo, trasformando un semplice istante quotidiano in un incanto senza tempo.

NE ABBIAMO CAFFE’ ?

 

 

  • Dopo decenni passati a sentirci dire che il caffè ci avrebbe ridotto il cuore a un tamburo rotto, i ricercatori cinesi hanno deciso di chiudere la questione spiando 461.586 persone per tredici anni.  Tre tazze al giorno è il top e la depressione se ti vede al bar, cambia marciapiede.   Se ne bevi quattro sei già sul cornicione, e dalla quinta in su il rischio di disturbi dell’umore ricomincia a salire più velocemente del prezzo della benzina. Vale tutto, persino il decaffeinato, quella bevanda triste che sta al caffè come la birra analcolica sta alla gioia di vivere. E pare che i benefici siano più pronunciati negli uomini, forse perché un maschio con tre caffè in corpo si sente un leone, mentre con cinque diventa un chihuahua sotto anfetamine che cerca di spiegare il fuorigioco alla suocera. Tra blocchi navali e canali intasati come lavandini dopo il cenone, e “stretti” che diventano valichi impossibili, il vero lusso non sarà più la salute mentale, ma trovare una miscela che non costi come un rene al mercato nero. Quindi godetevi la terza tazzina finché potete: se la depressione non ci prende grazie alla chimica, ci penserà il portafoglio vuoto a riportarci con i piedi per terra. Salute e fermatevi al terzo caffè, che al quarto si inizia già a parlare col gatto. 

Featured

BLOG di MONELLACCIO19

Foto di monellaccio19

Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima…cena!

Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a…passare. 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, come prevede la normativa n.62 del 2001. Alcune foto di questo blog e del relativo profilo e/o sito sono state reperite sul web. Ove fosse stato violato il diritto di copyright, prego i proprietari di darmene avviso, per la relativa rimozione. Ogni testo e foto di mia proprietà non possono essere copiati o riprodotti, senza mia autorizzazione, ai sensi della normativa n.29 del 2001.